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25

Apr

Visita alla società di tecnologia finanziaria guidata da Manoj Narang, base a Red Bank, nel New Jersey.
Spesso gli algoritimi degli scambi ad alta frequenza sono appaltati a società informatiche che poi offrono i propri servizi alle company. La Tradeworx, considerando tutte le aziende a cui offre servizi, copre il 3% del mercato azionario americano. Il CEO Narang spiega: “Hft è un’attività a basso rischio e basso guadagno. Non si corrono i rischi dello scambio di mutui o di derivati”

per: Re Le Inchieste

“Vi porto nella finanza del millisecondo”

Intervista ad Andrea Nova, giovane analista finanziario in un hedge fund di Wall Street. Dove i più ricercati sono ingegneri, fisici e matematici capaci di tradurre in equazioni i sussulti dei mercati

di Giulia Belardelli

“Prendiamo un secondo e immaginiamo di dividerlo in un milione di parti. In ognuno di questi microsecondi, se potessimo entrarci dentro, ci troveremmo un aggiornamento del prezzo, un ticchettio dell’orologio che scandisce il battito con cui, sul mercato azionario, avvengono le transazioni. Stesso discorso per i beni di consumo, solo che qui la frequenza è nell’ordine dei millisecondi”. È così che Andrea Nova, giovane analista finanziario per un hedge fund di Wall Street, descrive l’High Frequency Trading, il fenomeno che negli ultimi anni sta ridisegnando il volto dell’alta finanza a colpi di algoritmi. Andrea incarna il prototipo delle figure più richieste di questi tempi a Wall Street: pur non avendo studiato economia, la sua formazione di ingegnere biomedico gli consente di vedere il sistema finanziario nel suo insieme, “come se si trattasse di un organismo”. Originario di Lissone, capitale del mobile in provincia di Monza e della Brianza, Andrea si è laureato al Politecnico di Milano per poi partire alla volta di Boston, dove ha completato la sua tesi al Massachusetts Institute of Technology. Lì il lavoro gli è andato letteralmente incontro, nel senso che ha ricevuto un’offerta quando era ancora tra le mura dell’università. Molti dei suoi colleghi sono fisici, matematici, ingegneri, persone che hanno trovato nella finanza uno sbocco – talvolta l’unico – per mettere alla prova intuizioni e talento. Lo abbiamo incontrato a New York per farci raccontare, dal suo punto di vista, l’High Frequency Trading in tutto il suo essere sfuggente.

Proviamo prima a inquadrare il fenomeno. Chi sono e cosa fanno le società di High Frequency Trading?

Per come intendo io il fenomeno, sono HFT tutte quelle istituzioni finanziarie che riescono ad aggiornare le loro operazioni a una frequenza dello stesso ordine di grandezza di quella del mercato stesso. Ogni exchange è caratterizzata dalla velocità con cui riesce ad accoppiare gli ordini, ossia a mettere insieme un soggetto che vuole comprare e uno che vuole vendere. Oggi questo tempo è nell’ordine dei millisecondi per il mercato dei beni di consumo (il cosiddetto commodity exchange) mentre è nell’ordine dei microsecondi per il mercato azionario.

Cosa c’è di diverso in questa finanza del milli o microsecondo rispetto a quella che possiamo “vedere” a occhio nudo?

Per chi partecipa al mercato ad alta frequenza, l'ambiente in cui si scambiano le securities è completamente diverso da quello di superficie. È come andare su un altro pianeta dove vigono altri principi e anche i protagonisti sono diversi, dal momento in cui solo pochi soggetti hanno la capacità di essere così veloci da poter competere. È per questo che le istituzioni finanziarie hanno un disperato bisogno di persone con una formazione tecnica: queste frequenze sono molto vicine ai limiti fisici di ciò che i computer moderni riescono a fare. La sfida è sviluppare algoritmi sempre più efficienti e computer sempre più veloci.

Nel tuo percorso sei passato dalla biomedicina alla finanza. Non ti senti un po’ come un centometrista che, perché bravo a correre, viene mandato su un campo da football senza sapere bene le regole del gioco?

Malgrado si tratti di due aree molto diverse, esistono delle analogie tra il settore biomedico e la finanza. L’ingegneria biomedica è un’ingegneriadei sistemi, e come tale insegna a comprendere e gestire sistemi complessi e dinamici.Il sistema finanziario, al pari del corpo umano, è un ambiente incredibilmente complesso e mutevole, spesso imprevedibile. In entrambi i casi è centrale il concetto di analizzare e concettualizzare sotto forma di modelli i singoli elementi costitutivi, per poi comprendere come questi siano dinamicamente interconnessi ad una scala più ampia. È un approccio, questo, che mi è tornato estremamente utile. Lo status mentis dell’ingegnere, che porta a vestire con un tessuto di equazioni i fenomeni che si osservano, serve a chi fa High Frequency Trading nello sviluppo di modelli e strategie di investimento.

Da questa analogia sembra quasi che la finanza possa essere considerata una scienza esatta…

No, non è così e ti spiego subito perché. Uno dei postulati fondamentali della scienza è che tu possa ripetere un determinato esperimento più volte ottenendo sempre lo stesso risultato. Il fatto che io stia facendo un esperimento non influenzala legge che lo governa. In finanza non è così. Per questo la finanza non è scienza. La mia presenza sul mercato influenza il mercato stesso, mi fa essere un attore invece che un osservatore. Per questo cercare leggi universali in finanza vuol dire muoversi come un cane che si morde la coda. Non c’è nessuna legge misteriosa che qualcuno deve capire perché non ci sono leggi, non è scienza. Nella scienza e nella fisica la realtà è quella, e io la devo conoscere. In finanza, ciò che facciamo fa muovere il mercato stesso, tanto da rendere impossibile sperimentare il mercato senza influenzarlo.

Quali sono, secondo te, i vantaggi di un sistema così tecnologicamente avanzato?

Più il sistema è ottimizzato, veloce ed efficiente, più si riduce la distanza tra domanda e offerta. Minore è la distanza tra bid e ask, meno denaro viene speso nella transazione. La finanza (o quanto meno chi fa hedging e dunque si assume parte del rischio per conto dei suoi clienti) vive in questo spazio, nella distanza tra bid e ask. Il fatto che ci siano tante persone che partecipano al mercato fa aumentare la competizione. E più un mercato è competitivo ed efficiente, meno la finanza ci guadagna. Potremmo dire che la finanza, in un certo senso, si ridimensiona e regolamenta continuamente da sola, dal momento che la competizione diminuisce il margine di profitto. Era molto, molto più facile fare un sacco di soldi sui mercati 5-7-10 anni fa. Adesso, malgrado tutto quello che si dice in giro, fare soldi è molto più complesso. Il vantaggio non è certo della finanza, ma di chi va sull’exchange per raccoglieree scambiare capitali.

Dopo la crisi del 2008, buona parte dell’opinione pubblica ha un’immagine molto negativa della finanza e di chi ci lavora. Come vivi questa situazione?

Cerco sempre di spiegare che la finanza, di suo, non ha una connotazione etica o morale. Il punto è che la finanza, purtroppo o per fortuna, favorisce chi ha maggiore conoscenza e ricchezza di informazioni. Per questo sarebbe importante promuovere un minimo di alfabetizzazione economica e finanziaria. L’immagine negativa che viene percepita deriva dal fatto che, di natura, gli esseri umani hanno paura di ciò che non conoscono.

Come spiegheresti il ruolo della finanza a un outsider?

La finanza non produce ricchezza in sé, ma è fondamentale perché aumenta la liquidità nel sistema. È come se fosse un lubrificante: hai una macchina perfetta, che funziona benissimo, ma senza il lubrificante le ruote non girano. Se non ci fossero il credito, la finanza e il movimento di capitali, la macchina economica non potrebbe funzionare. L’economia ha bisogno di qualcuno che favorisca le transazioni e raccolga capitali. Quello che purtroppo sta succedendo in molti paesi europei è pensare che esista qualcosa di intrinsecamente sbagliato nel sistema economico-finanziario in generale. Per cui cosa si fa? Si taglia, si secca, si toglie. Si succhia via tutto il possibile come se la soluzione fosse eliminare un fantomatico male. Ciò che andrebbe fatto, al contrario, oltre a ridurre drasticamente gli sprechi, è lubrificare il sistema, oliarlo, inondarlo di liquidità e di fiducia in maniera intelligente.

Dal tuo punto di vista di ingegnere, parli di una finanza che può essere resa più trasparente proprio grazie all’avanzamento tecnologico. Eppure si potrebbe obiettare che più la tecnologia si fa “estrema”, più diventa difficile tracciare una linea tra comportamenti leciti e illeciti. E questo potrebbe andare a vantaggio di chi gioca sporco…

Partiamo da un presupposto: chi lavora in finanza – come qualsiasi altra persona che lavora – lo fa anche per guadagnare. È corretto che chi mette a rischio il proprio capitale venga in qualche modo ricompensato. Certo, ci sono stati dei personaggi che hanno approfittato della deregolamentazione e della mancanza di conoscenza per trarre il massimo del profitto. Così come ci sono senz’altro istituzioni finanziarie che fanno cose eticamente più discutibili rispetto ad altre.

Proviamo a fare qualche esempio pratico.

Un aspetto ampiamente criticato è l’esistenza delle “black pools”, piattaforme di trading poco trasparenti che nascondono gli ordini di mercato al mondo esterno. Oppure lo sfruttamento anti-concorrenziale di informazioni, ottenuto grazie a posizioni privilegiate dei singoli server rispetto a quello centrale dell’exchange, finalizzato a ridurre la latenza (il tempo che l’informazione impiega per essere trasferita, ndr) rispetto ai competitors.

Nel caso delle bancarotte di Lehman Brothers o di MF Global, invece, il problema consisteva in un altissimo livello di leverage: per ogni dollaro che investivano, se ne erano fatti prestare una trentina. Questo fenomeno ha determinato una reazione a catena: se io crollo, tutti quelli che mi hanno prestato i soldi non riprendono niente, e quindi cadono anche loro. Nel cortocircuito del 2008, infine, alcune banche prestavano soldi anche a chi non avrebbe mai potuto ripagare il debito, traendo ugualmente profitto da prodotti derivati complessi come i credit default swaps.

Come si fa a mettere in chiaro le regole del gioco? Come può il legislatore stare dietro a una finanza che somiglia sempre più a un ambito di ricerca?

Il punto è proprio questo: il comportamento dei mercati è spesso oscuro anche a chi i mercati li analizza e li studia ogni giorno. Anche quando ci sembrerà di aver afferrato le regole del mercato, queste saranno già diverse e più complesse. È lampante quanto sia difficile regolamentare il settore e quanto il sistema politico faccia fatica a stare dietro a tutto questo. Le poche persone che hanno una conoscenza approfondita della situazione, anziché collaborare con un legislatore spesso lento ed inefficiente, vengono pagate profumatamente da chi potrebbe trarre profitto dall’High Frequency Trading. In finanza, così come in altri campi della vita, è tutta una questione di informazione e conoscenza. Aspetti che purtroppo spesso mancano proprio laddove più ce ne si riempie la bocca.

da: Re Le Inchieste

Sotto le finestre di chi si occupa di finanza al microsecondo suonano i tamburi di #occupywallstreet. Un movimento che ha messo sotto i riflettori i problemi economici dell’americano medio, ma che ancora non ha la forza per essere un partito politico in grado di proporre un cambiamento concreto

per: Re Le Inchieste

Banche d’affari e mini società di trading. Chi ‘gioca’ nel mercato ad alta frequenza

Goldman Sachs, Credit Suisse a JpMorgan sono solo gli attori più conosciuti ad operare nell’High Frequency Trading. Accanto a loro anche società più piccole, alcune con meno di cinquanta dipendenti, sono in grado di movimentare un grande volume di scambi. E intanto cominciano ad arrivare le prime sanzioni

di Giulia Belardelli

Dare un nome e un volto ai principali attori dell’High Frequency Trading non è semplice neanche per chi lavora a stretto contatto con i mercati, cercando di capire se sia o meno necessario applicare regole specifiche al settore. Proprio qualche settimana fa, Bart Chilton, Commissario statunitense al commercio di future e option, ha proposto la creazione di un registro per comprendere quali società siano implicate e come. In particolare, è difficile valutare in che misura siano i colossi di Wall Street a tirare le redini, quanto piuttosto le piccole e medie company che si occupano quasi esclusivamente di HFT, sviluppando, utilizzando e in molti casi vendendo la propria tecnologia. In questa scheda abbiamo raccolto i principali protagonisti e qualche fatto utile per orientarsi.

IL GLOSSARIO. LE PAROLE DELLA FINANZA INTERNAZIONALE

Goldman Sachs e lo spionaggio russo. 
Tra le “big” di Wall Street, Credit Suisse e Goldman Sachs sono senza dubbio quelle che da sempre sono coinvolte negli scambi al microsecondo. Quest’ultima, in particolare, oltre a realizzare HFT per conto proprio, ha un braccio unicamente dedicato allo sviluppo di algoritmi per il commercio elettronico, la Goldman Sachs Electronic Trading. La company figlia vanta, tra l’altro, innumerevoli premi come migliore realizzatrice di algoritmi per il mercato finanziario e fornisce software per ogni tipo di mercato a società, hedge fund e mutual fund sparsi in tutto il mondo. Per avere un’idea di quanto la società tenga alle proprie creature informatiche basta ricordare la storia di un suo ex programmatore, Sergey Aleynikov. Accusato di aver rubato pezzi di codice sorgente degli algoritmi del colosso, l’ex dipendente era stato condannato a otto anni di prigione per spionaggio economico. Fortunatamente per lui, la scorsa settimana (dopo undici mesi di carcere) la Corte d’Appello di New York lo ha dichiarato innocente visto che i codici rubati non possono essere considerati un bene fisico come vorrebbe la legge sullo spionaggio economico.

La neonata squadra HFT di JPMorgan. Fino a un paio d’anni fa, JPMorgan, un altro dei giganti del Financial District, era rimasto piuttosto distaccato dal trading algoritmico. Poi ai piani alti si decise di salire anche su questo treno e a capo del nuovo settore venne assunto Frank Trosie, ex direttore del commercio elettronico di equities a Barclays Capital. Da allora è iniziata una caccia alle menti più brillanti dello scambio elettronico ad alta frequenza, con decine di esperti presi qua e là da altre banche ed hedge fund che sono entrati a fare parte del team. Così, in poco tempo, JPMorgan si è messa al pari dei suoi rivali non solo sul piano algoritmico, ma anche dal punto di vista dell’infrastruttura tecnologica. La company ha infatti rinnovato sia i data center che le reti di connessione al fine di amplificare il potere computazionale dei nuovi algoritmi.

Getco, uno colosso solo ad alta velocità. Fondata nel 1999, la Getco ha uffici a New York, Chicago, Londra e Singapore, ma le sue attività vanno ben oltre i mercati presenti in queste città. La company, infatti, effettua operazioni su una cinquantina di mercati sparsi per il globo, dal Nord America all’Europa, dall’Asia al America Latina. Si occupa soprattutto di equities, commodities e scambi valutari, vantando quasi sempre uno dei primi posti in quanto a creazione di volumi nel mercato mercantile di Chicago e in altre piazze come Eurex (uno dei principali mercati europei di prodotti derivati), NYSE Arca (mercato delle securities di Wall Street) e Nasdaq. La company è stata di recente multata di 450 mila dollari per inadeguata supervisione dei suoi algoritmi negli scambi operati nel Nasdaq, una pena molto più leggera di quella inflittale l’anno scorso dalla britannica Financial Services Authority. Allora la sanzione fu di 1,4 milioni di sterlineper comunicazione incompleta dei 46,3 milioni di scambi realizzati tra il 2007 e il 2009 .

Tradeworx, tra trasparenza e Einstein. 
La società  con sede a Red Bank, nel New Jersey, è una delle più attive e aperte del settore (GUARDA IL VIDEO). Sul mercato dal 1999, Tradeworx ha assunto il ruolo di portavoce per l’interno trading algoritmico davanti ai media e al legislatore. Fu infatti proprio il CEO, Manoj Narang, a illustrare benefici e limiti dell’HFT di fronte alla Commissione del Senato statunitense nel corso delle indagini sulle condizioni del mercato finanziario realizzate nel 2010. La company, pur contando su una forza lavoro inferiore alle trenta unità, vanta un volume giornaliero di scambi superiore all’1% del totale di Wall Street. Oltre ai suoi algoritmi, Tradeworx, attraverso l’associata Thesis, ha sviluppato una rete di trasmissione dati super veloce che presto potrebbe entrare in funzione nella tratta più appetitosa, quella tra New York e Chicago. La nuova rete, secondo la società, trasmetterebbe informazioni tra le due metropoli in soli 8.5 millisecondi, appena 0.6 millisecondi in più di quanto teoricamente posto come limite minimo dalla relatività eisteniana.

Trillium Capital, la prima a essere multata. Lo spirito della Trillium Capital lo si carpisce fin dal loro motto: “It a risky world. That’s why we’re here” (“È un mondo rischioso. Per questo motivo noi siamo qui”). Con basi a Chicago e New York, la company opera nell’High Frequency dal 2001 e si concentra  -  oltre che sulle piazze delle due città - sullo scambio di risorse energetiche e metalli preziosi, soprattutto nei mercati di Dubai. Tuttavia, più che per i suoi profitti, la Trillium è diventata famosa per un primato non proprio lusinghiero: è stata la prima società HFT a essere stata multata per malfunzionamento dei suoi computer operanti nel mercato dei futures statunitensi. In tre circostanze, infatti, i loro algoritmi hanno perso il controllo e inondato il mercato con ordini di vendita nel Chicago Mercantile Exchange e di acquisti di petrolio nel New York Mercantile Exchange.

DRW Trading, cura a 360 gradi per i dipendenti. Se ci si dovesse fermare alla pagina web, la DRW Trading Group sembrerebbe il posto ideale in cui lavorare: benefits di ogni tipo, dall’assistenza sanitaria deluxe agli aiuti per l’adozione di figli. Ma non si ferma qui: la company vanta infatti anche una game room con tanto di biliardo, Xbox 360, Rock Band and Wii per far rilassare il suo team, colazioni e pranzi offerti dalla direzione, poltrone auto-massaggianti e persino beer and wine tasting . Al di là dei lussi concessi ai suoi lavoratori, DRW Trading è una delle società leader nella finanza algoritmica ad alta frequenza con sedi a New York, Chicago e Londra e oltre 450 dipendenti con i più svariati bagagli formativi. Da vent’anni il loro raggio d’azione si concentra soprattutto sulla finanza di prodotti energetici, agricoli e titoli di stato.

Allston Trading, una HFT su scala globale. Attiva sui mercati di mezzo mondo, compreso tutto il Sud-est asiatico, Brasile, Australia, India e Sudafrica, la Allston è un’altra delle grandi firm specializzate in High Frequency Trading. Tra i suoi motti la company ha scelto una frase di Antoine de Saint-Exupéry: “La perfezione si ottiene non quando non c’è nient’altro da aggiungere, bensì quando non c’è più niente da togliere”. Forse non sarà questa citazione a dissuadere la Securities and Exchange Commission dall’imporre regole al settore.

da: Re Le Inchieste

Viaggio all’interno dell’High Frequency Trading. Un settore deregolato che influenza l’andamento dei mercati: da quello azionario a quello dei consumi. Chi lo difende dice che aumenta la liquidità e dà sicurezza sui prezzi. Ma altri non sono convinti: “Serve solo a chi lo fa”

da: Re Le Inchieste