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03

Feb

whatsustainsus:

MIC CHECK

In 1964, philosopher Marshall McLuhan famously proclaimed, “The medium is the message.” This now-ubiquitous statement, known as the McLuhan Equation, is regularly taken out of context. It is assumed that “the medium” is exclusively related to mass communications, and “the message” is information or content. 

Not so. 

There is no truer expression of the McLuhan Equation than the human microphone put into practice at Occupy Wall Street. The action is a simple call and response, an amplification of a a single voice through a crowd without the use of speakers or microphones (disallowed at Zuccotti Park and other public meeting spaces). The human mic transforms every listener into an active participant - an embodiment of the message. According to McLuhan, “the message” is the change that a new innovation brings to the public sphere, “the medium” is the extension of self, and the relationship between the two - the socio-cultural change the medium engenders - is the point of interest.  

I participated in the People’s Assembly organized by OccupyFood Justice in support of the seed organizations, farmers and food NGOs that filed suit against Monsanto for transgenic crop contamination. Before speaking, I was absolutely terrified of the people’s microphone. I was worried I would not be able to get my message across and that I would feel silly waiting for responses or hearing my words repeated back to me.

Not so. 

The space in between - where meaning was created - was palpable. The slow chorus transformed words into messages and listening into engagement. The words I spoke were no longer mine, because every person who spoke them did so in their own voice, with their own emphasis and intonation. Perhaps they struggled with some of the words as they said them (as I did with some of the other speakers) or maybe they felt their conviction grow stronger as they spoke truths that resonated (which I also experienced).  Regardless, speaking the words changed our relationship to them. We were, at once, responding to and embodying individual voices and something deeper and collective. In that moment, the words - and all that they held - belonged to all of us.  

16

Jan

#OccupyTheDream - Il sogno di Martin Luther King, oggi

19

Dec

Economic inequality in the US. A nice animation from the Guardian

09

Dec

OWS: un corso universitario è meglio di una serie TV

A New York gli attivisti sono riusciti a smontare “Mockupation”, un finto accampamento allestito per un episodio di Law & Order. Nel prossimo semestre la NY University dedicherà due corsi alla protesta, che nel mentre si è fatta un ufficio a due passi da Wall Street

di Giulia Belardelli

“Siamo un movimento, non una trama televisiva”: non l’hanno presa bene gli attivisti di Occupy Wall Street che ieri notte si sono ritrovati di fronte ai loro presunti “sosia” per il grande schermo. I registi di Law & Order, infatti, avevano organizzato l’allestimento di un finto accampamento di Zuccotti Park per girare una puntata su un misterioso omicidio o violenza sessuale proprio a OWS. I manifestanti veri, una volta diffusa la notizia su Twitter, si sono precipitati a Foley Square, dove hanno iniziato a protestare contro quella che hanno definito “un’appropriazione indebita”.

Alla fine gli attivisti – circa un centinaio - hanno avuto la meglio: dopo mezzanotte un agente di polizia ha comunicato ai presenti che la città di New York aveva revocato il permesso, e che quindi il set doveva sparire al più presto. Il fatto che Law & Order abbia voluto (provare a) girare un episodio su OWS non sorprende, visto che la serie è famosa per i suoi frequenti rimandi alle prime pagine dei giornali. E gli va riconosciuto anche che il finto accampamento era decisamente realistico, con tanto di library e cucina.

Anche la scelta di Foley Square, l’area di downtown Manhattan con la più alta concentrazione di palazzi di giustizia federali e statali, aveva un suo perché: è qui, infatti, che i veri dimostranti si accamparono per un po’ dopo l’evacuazione notturna di Zuccotti Park, a novembre.

La “Mockupation”, come è stata soprannominata, ha però avuto vita breve. Gli attivisti, infatti, hanno circondato l’accampamento per manifestare – per lo più con ironia – la loro indignazione. “Siamo venuti qui perché è impossibile accettare uno sfruttamento del genere”, ha detto ad esempio Tammy Schapiro, 29 anni, di Brooklyn. “È assurdo”, gli ha fatto eco un altro attivista. “Solo due settimane fa ci hanno sbattuto fuori da Zuccotti Park, e ora autorizzano questo set che ci fa il verso. È fuori dal mondo!”.

Con tutt’altro spirito, invece, il movimento ha accolto la notizia che, nel prossimo semestre, sarà al centro di due nuovi corsi offerti dalla New York University. Secondo il Wall Street Journal, uno dei due corsi sarà riservato agli undergraduate e verrà organizzato dal Dipartimento di Analisi Sociale e Culturale dell’Università. Il suo titolo sarà: “Why Occupy Wall Street? The History and Politics of Debt and Finance”. “Le dimostrazioni di OWS stanno riscuotendo attenzione da un capo all’altro degli Stati Uniti, collegando il malcontento popolare all’ineguaglianza economica, all’avidità finanziaria e al malaffare in tutto il pianeta”, recita un volantino a nome della professoressa che dovrebbe tenere le lezioni, Lisa Duggan. “Il corso è disegnato per fornire un contesto a questa catena di eventi”. Un altro professore, invece, terrà una serie di seminari per laureati sempre sul tema della protesta.

La convinzione, insomma, è che “il meglio” debba ancora venire, anche se il freddo e le recenti disposizioni del sindaco Bloomberg hanno portato a una diminuzione delle persone fisicamente presenti in piazza. A suggerirlo, tra le altre cose, è un articolo apparso oggi sul Time, in cui il giornalista Beau Friedlander racconta di come il movimento abbia “occupato” un ufficio a soli due blocchi di distanza dal tempio della finanza. In realtà gli attivisti pagano regolarmente l’affitto – 5.400 dollari al mese – grazie a dei donatori anonimi. Lo spazio di lavoro è grande circa 300 metri quadrati e si trova al 12esimo piano del civico 50 di Broadway.

Nell’ufficio si svolgono assemblee e si discute sul futuro del movimento. Ovviamente lo spazio è limitato: la capienza massima – scrive Friedlander - è di 48 persone. Gli ammessi vengono chiamati in gergo “spokes” (“movementspeak for point people”) e sono scelti dai venti gruppi di lavoro che gravitano attorno all’ufficio. I gruppi di lavoro, a loro volta, vengono approvati ai meeting della General Assembly, l’assemblea generale che – secondo le nuove disposizioni – non si incontra più tutti i giorni, ma solo il martedì, il giovedì, il sabato e la domenica alle 7pm.

“Il famoso movimento non strutturato sembra mostrare segni di struttura e organizzazione”, scrive ancora Friedlander, che ha assistito a uno degli incontri. L’idea di alcuni attivisti è creare dei “livelli di organizzazione” così che il movimento possa replicarsi in altri luoghi e proseguire la sua diaspora. Per altri, invece, lo spazio di lavoro suona come una “campana a morto” per la protesta e un tradimento dei principi che la hanno ispirata.

Opinioni a parte, il movimento si sta preparando per D12, la prossima giornata di azione collettiva prevista, appunto, per lunedì 12 dicembre. Resistono intanto molti degli accampamenti che negli ultimi due mesi hanno moltiplicato il messaggio di Zuccotti Park. A Boston la polizia ha (momentaneamente) rinunciato all’evacuazione dell’accampamento, mentre a Washington DC mercoledì scorso centinaia di persone hanno invaso K Street, il centro simbolico del lobbismo. Per diverse ore i manifestanti hanno protestato contro “le borse di soldi che corrompono il nostro governo”, come l’ha messa in parole il 75enne Jim Sessions, un ministro metodista del Tennessee finito in manette assieme ad altre settanta persone.

……………..

Qui un video dei veri manifestanti nel set di Law and Order:

23

Nov

Ows tra Thanksgiving e Black Friday

Domani pranzo del Ringraziamento a Zuccotti Park e in altri “campi base” sparsi per il Paese. E dopo il tacchino, ci si prepara per il venerdì dello shopping. Stavolta, però, per criticare il consumismo

di Giulia Belardelli

Sarà un Thanksgiving strano quello che gli americani si apprestano a festeggiare. Da un lato le incertezze politiche, con Obama che sembra sempre più debole e i repubblicani che solo ieri si sono cimentati in un dibattito che molti commentatori hanno definito “soporifero”. Da giorni i supermercati sono invasi da tacchini giganti e “stuffing” di ogni tipo, mentre le previsioni meteorologiche parlano di alluvioni e tormente da un capo all’altro del Paese. Anche l’attesa per il Black Friday, la giornata che dà il via allo shopping natalizio, appare un po’ sottotono. Così, in un’atmosfera tutt’altro che frizzante, l’attenzione mediatica cade ancora una volta su di loro, gli attivisti di Occupy Wall Street, che per i due giorni in arrivo hanno mille e un programma in testa.

Innanzitutto il pranzo del Ringraziamento, vera istituzione della cultura a stelle e strisce. Secondo quanto riferisce il Wall Street Journal, a Zuccotti Park, nel quartier generale della protesta, i manifestanti celebreranno il Thanksgiving con performance musicali e pasti per almeno 5.000 persone. Il menu prevede tacchino ripieno, mirtilli rossi e purea di patate, ma anche opzioni prive di glutine e adatte ai vegetariani. “Il cibo verrà donato da ristoranti e/o supporter individuali”, ha spiegato Cari Machet. Le porzioni dovrebbero essere già confezionate, così da renderne più facile la distribuzione tra i manifestanti di Zuccotti Park. “L’appuntamento è dalle 2 alle 6 pm a Liberty Square”, si legge sul sito di OWS. “Ci incontreremo per condividere cibo, storie e ispirazione”. Scene analoghe si vedranno nelle altre città che nelle ultime settimane hanno raccolto l’appello alla mobilitazione lanciato da Occupy Wall Street.

Se è vero che il Thanksgiving è una festa storica, a cui pochi americani rinuncerebbero, non è così per il Black Friday, il giorno immediatamente successivo al Ringraziamento in cui negozi e grandi magazzini si sfidano a colpi di mega sconti aprendo talvolta anche prima delle 4 am. Per molti, si tratta di una giornata di shopping compulsivo e interminabili file: per parcheggiare, entrare, provare, pagare, tutto. Difficile evocare un’immagine più rappresentativa del consumismo sfrenato.

Di qui l’invito del movimento a “occupare anche il Black Friday”. Come? In ogni modo possibile, purché non violento. Subito è nato un sito – StopBlackFriday.com – e diversi blog hanno lanciato iniziative locali. Anche in questo caso emerge la pluralità di voci del movimento: secondo alcuni, l’obiettivo deve essere “scoraggiare i consumatori delle grandi catene a comprare in generale”; altri sono più moderati, e mirano a “far riflettere la gente che affollerà negozi e magazzini”. “Le azioni – sintetizza l’Associated Press – non sembrano coordinate, ma si basano sugli stessi argomenti: supportare le attività locali e il piccolo business, criticando questa giornata dedicata al consumismo di massa e alla frenesia dello shopping che alimenta le grandi corporation”.

Pressoché ogni accampamento Occupy ha in mente qualche sorpresa per il Black Friday. A Seattle, i manifestanti faranno un “carpooling” di fronte ai negozi Wal-Mart, per protestare assieme ad altri attivisti attesi da altre parti dello Stato. A Washington DC l’accampamento di McPherson Square si trasformerà in un “really, really free market”, dove i cittadini potranno “donare oggetti che non usano più così che altri possano fare shopping gratuitamente”.

In altre città l’idea è quella di recarsi al centro commerciale, ma non per darsi alla pazza gioia con gli acquisti. Dal campo base di Boise, in Idaho, ad esempio, partiranno dei “consumer zombies” con il compito di aggirarsi silenziosamente tra le vetrine e protestare contro quelle che considerano “spese non necessarie”. A Chicago gli attivisti si daranno al canto, intonando versioni modificate dei canti di Natale per invitare i consumatori a “comprare locale”. Il gruppo di Occupy a Des Moines, in Iowa, ha in mente flash mob in tre diversi centri commerciali. “Non vogliamo impedire alle persone di dare acquisti”, ha detto uno degli organizzatori, Ed Fallon. “L’obiettivo è di farli riflettere in modo scherzoso e amichevole, invitandoli a sostenere le attività locali”.

Secondo i manifestanti, il movimento non ha la minima intenzione di “sottrarre soldi e lavoro stagionale alla maggior parte della classe operaia, i cui diritti sono anzi il fulcro di tutta la protesta”. “Le grandi aziende, e non i consumatori, sono il focus di ogni protesta”, affermano. In mezzo, poi, ci sono ovviamente altre cause, dal boicottaggio dei capi in pelle e pelliccia ai diritti dei senzatetto, passando per le critiche a colossi come McDonald’s e – nel caso specifico di Las Vegas – la condanna delle tasse particolarmente basse sulle scommesse pagate dai vari casinò.

Per alcuni osservatori, il Black Friday sarà uno dei primi test della nuova fase del movimento. Una fase mobile e frammentata, in cui gli accampamenti e le occupazioni stabili potrebbero lasciare il posto a iniziative più dinamiche. Ma soprattutto, una nuova fase in cui Occupy Wall Street dovrà riuscire nella sua sfida più grande: Occupy the Agenda.

22

Nov

Occupy Wall Street costringe Obama a interrompere il suo discorso a Manchester, in New Hampshire. Prima i manifestanti sono ricorsi al “mic check”, poi uno ha dato personalmente il messaggio al presidente.

Questo il contenuto:

"Mr. President: Over 4000 peaceful protesters have been arrested. While banksters continue to destroy the American economy with impunity. You must stop the assault on our 1st amendment rights. Your silence sends a message that police brutality is acceptable. Banks got bailed out. We got sold out”.

19

Nov

Saviano tra i ragazzi di Occupy Wall Street

Lo scrittore ospite del movimento: “Nella vostra protesta guardate all’Italia, perché l’Italia vi riguarda. Il potere delle persone è molto più forte delle persone al potere”

Avvolto da giornalisti, manifestanti e tanti italiani, Roberto Saviano ha parlato oggi a Occupy Wall Street. Un intervento breve e in inglese, diffuso nella piazza con la tecnica del “microfono umano” che negli ultimi due mesi ha dato la voce a tanti personaggi, più o meno famosi. In un articolo pubblicato su Repubblica, Saviano ha ringraziato OWS per averlo invitato: “Il metodo del movimento è straordinario. Sanno che i media si occupano delle proteste quando ci sono scontri, violenze e arresti. Ma sanno anche che quando i media si occupano degli scontri, spariscono le idee e le critiche che la protesta esprime. I metodi della non violenza e della disobbedienza civile sono abbracciati e divulgati in tutti i loro aspetti”. E poi, ancora: “Vorrei dire a questi ragazzi che stanno facendo molto. Stanno riappropriandosi della democrazia e stanno difendendone le regole, difendendo l’assunto che l’economia debba sottostarvi”.

…………

Ecco la traduzione integrale del suo discorso:

“Grazie per l’invito, per me è un onore essere parte di questa protesta. Sono venuto qui volentieri per sentirmi meno solo. E per ricordarvi che la vostra protesta non è contro la legge ma è per difendere la legge, non è contro l’economia ma per difendere l’economia. Vi siete mai chiesti qual è l’economia che non conosce crisi? Quella criminale. Il Pil della criminalità organizzata globale ha toccato negli ultimi anni i 1.000 miliardi di dollari, cifra superiore ai bilanci di 150 paesi membri dell’Onu. Il 10% del Pil mondiale va in tasca alle mafie che guadagnano dalla crisi perché hanno a disposizione ingenti capitali da investire e riciclare in un momento in cui nessuno ne ha, sbaragliando così la concorrenza legale. Qui a Zuccotti Park voi state chiedendo nuove regole e quindi state agendo per arginare il potere delle mafie sull’economia legale. Nelle mafie esiste una meritocrazia al contrario: lo spietato vince sul corretto, il furbo sull’intelligente, il protetto sul talentuoso, l’apparente sul concreto, l’omertà sulla voce. E si giustificano dicendo che non sono disonesti loro, ma disonesto è il mondo.

Chi non segue questa prassi è destinato a soccombere. Qui voi state dicendo: non è così, cari signori. Voi state ponendo le basi per un nuovo umanesimo. In queste ore non si fa altro che parlare di crisi economica. Ma questa crisi non è un terremoto, non è un uragano, non è una calamità naturale imprevista e imprevedibile. Questa crisi è stata generata da decenni di gestione scellerata, dal non aver creduto nello sviluppo ma solo nella possibilità di arricchirsi, dall’aver considerato ogni regola una zavorra per la crescita e ogni redistribuzione di ricchezza una dispersione di risorse.

Così facendo hanno creato sempre più precarietà e su questa precarietà è cresciuta la paura di perdere il lavoro, la paura di realizzare progetti, di non vedere un futuro. Quando accadrà che i cittadini che non sono qui con voi capiranno che tutto questo riguarda anche la loro vita, la loro pensione, la loro assistenza, la scuola dei loro figli? Se ne accorgeranno quando i cartelli russi, tramite società americane, compreranno mezza Manhattan? Le mafie non sono solo gangster e killer. Le mafie, attraverso il narcotraffico, il racket, l’usura e la contraffazione, producono un flusso di denaro che viene reinvestito nell’economia legale. Se il narcotraffico venisse debellato, l’economia degli Stati Uniti subirebbe perdite comprese tra il 19 e il 22 per cento, mentre quella messicana vedrebbe un crollo del 63 per cento.

Non dimenticate mai di guardare oltre la ragione sociale delle imprese, di capire chi determina davvero le loro scelte. Le organizzazioni criminali hanno liquidità, che è ciò che oggi manca alle aziende. Le organizzazioni criminali oggi entrano nelle banche con più facilità perché le banche stanno abbassando le difese. Nel mio Paese, quando ero piccolo e si parlava di “sogno americano”, si faceva riferimento a una condizione in cui il talento e l’impegno erano requisiti necessari per trovare il proprio posto nel mondo, senza l’aiuto della politica e senza protezioni. Ma negli ultimi anni molto è cambiato.

Nella vostra protesta guardate all’Italia, perché l’Italia vi riguarda. Se crolla l’Italia crolla l’Europa, se crolla l’Europa gli USA non sono più sicuri.

Il governo Berlusconi ha mentito per molto tempo alle istituzioni europee e ai suoi elettori. E ora il Paese è in una condizione di immobilità senza precedenti, in una crisi che sembra irrisolvibile. È un Paese in cui a forza di non premiare il merito, di non investire sul talento, sembra impossibile pensare di realizzarsi se non emigrando. A guardare l’Italia, ora, c’è il rischio di vedervi riflesso il vostro futuro. Ma chi in Italia resiste vi sta guardando e spero sappia scegliere come state facendo voi.

Se potessi dire qualcosa al Governo americano, direi che non sta facendo abbastanza per difendere i suoi cittadini, direi ai Repubblicani e al Tea Party che stanno spingendo l’economia americana al disastro sostenendo che la scomparsa delle regole sia la soluzione.

La crisi però ha una bellezza inaspettata. In passato la paura di sbagliare strada ci portava a fare scelte prudenti: studiare per diventare avvocato era più sicuro che studiare per suonare la tromba jazz. Ora che non esistono strade più sicure di altre, è tempo di scegliere quello che si sente di voler fare davvero, dando il massimo di sé, conquistandosi i diritti prima ancora di pretenderli. Non esiste un mondo migliore, ma esiste la possibilità di migliorare questo mondo. A una condizione: che lo si voglia veramente”.

18

Nov

La Columbia critica il sindaco per i giornalisti arrestati

Finora, sono almeno 26 i giornalisti finiti in  manette durante le manifestazioni di Occupy Wall Street. Il portavoce del sindaco Bloomberg, Stu Loeser, ha diffuso una nota riguardo ad un articolo apparso sul sito di The Awl, in cui si elencano i nomi dei malcapitati reporter. Nella email, Loeser parte all’attacco affermando che dei 26 giornalisti arrestati solo 5 avevano press pass validi per il NYPD. La nota (riportata qui sotto) ha fatto innervosire diversi giornalisti, tra cui Megan McCarthy del New York Observer che ha giudicato inaccettabile la “distinzione tra diritti dei reporter con credenziali e diritti dei reporter senza credenziali”.

Durissimo anche il commento della Columbia Journalism Review, che definisce “estremamente poveri” gli argomenti utilizzati dall’amministrazione comunale per giustificare gli arresti. “Non solo Loeser non spiega perché due dei cinque giornalisti con credenziali siano stati comunque arrestati, ma ignora anche il criticismo che CJR – e molte altre organizzazioni – hanno sollevato attorno alla questione: il possesso di credenziali stampa riconosciute dal NYPD è un terribile standard per determinare chi è giornalista e chi no, soprattutto dal momento in cui il Dipartimento di Polizia non ha un processo efficiente per rilasciarle”. La celebre scuola di giornalismo ha anche scritto una lettera in cui esprime la sua preoccupazione per gli arresti di giornalisti a OWS, indirizzandola sia al sindaco di NY che al commissario Ray Kelly. Questo è il pdf.

………

Questa, invece, è la nota di Stu Loeser, portavoce del sindaco Michael Bloomberg:

To:       Interested Parties
From:   Stu Loeser
Re:       Just 5 of the “26 arrested reporters” are actually credentialed reporters
Date:    Thursday, November 17, 2011

Like all of you, I’ve heard and read many reports of reporters who supposedly were wearing valid NYPD press credentials, yet allegedly encountered problems on the streets of New York. Like some of you, I had those stories in mind when I read The Awls’ rundown of “The 25 26 Arrested Reporters and What They Do.”  (In case you missed it, that piece, that piece is linked here.)

Not being familiar with many of the media outlets for which The Awl says these reporters work, I had the list of “26 arrested reporters” checked against the roster of reporters who hold valid NYPD press passes.

You can imagine my surprise when we found that only five of the 26 arrested reporters actually have valid NYPD-issued press credentials. Note that we didn’t check – and don’t really care for the sake of this exercise – if the reporter’s credential lists the media outlet for which he or she currently works.

One more thing. Of the five reporters with valid press credentials who were arrested, three were arrested for trespassing and had their arrest voided. As the Associated Press and others reported, there’s no doubt that these personnel – and others – were in fact trespassing.  There’s no question that protesters sliced open a chain link fence and tried to take over private property.

This report was published by the AP:

“Reporter Karen Matthews and photographer Seth Wenig of The Associated Press in New York were taken into custody along with about eight other people after they followed protesters through an opening in a chain-link fence into a park, according to an AP reporter and other witnesses. Matthew Lysiak of the Daily News of New York was also arrested at the park, according to witnesses and the Daily News.”

Thanks for taking the time to read this.

Stu

Bloomberg minimizza, ma OWS risponde: “Siamo ovunque”

Domani nuovo appuntamento a Zuccotti Park. Tra gli interventi anche quello di Roberto Saviano. Gli attivisti, intanto, progettano le prossime mosse

di G.B.

Che la matematica, quando applicata a manifestazioni di piazza, possa diventare una materia alquanto soggettiva è cosa nota. Gli “zero” finali appaiono e scompaiono a seconda che a raccontare l’evento siano gli organizzatori o la questura. La stessa cosa vale anche per l’Action Day che giovedì scorso ha visto scendere in piazza migliaia di manifestanti: una “giornata storica” per le voci di Occupy Wall Street, un “piccolo disturbo per la città” secondo il sindaco di New York, Michael Bloomberg.

Oggi, infatti, il sindaco ha cercato di sminuire il senso della protesta che giovedì ha invaso le vie di Lower Manhattan e bloccato il Brooklyn Bridge. Secondo Bloomberg, la folla dell’Action Day non era necessariamente rappresentativa del movimento di Occupy Wall Street, quanto piuttosto “un’opportunità per un gruppo di sindacati di lamentarsi o protestare, o qualsiasi altra cosa volessero fare”.

Durante il suo discorso radiofonico settimanale, il sindaco ha ulteriormente precisato il concetto: “Uno degli aspetti più evidenti del corteo era la vasta percentuale di membri dei sindacati, alcuni privati e altri municipali. Erano organizzati con cartelli e dinamiche di vera e propria leadership. Per questo non si è trattato davvero della stessa gente che abbiamo visto negli ultimi mesi a Zuccotti Park e in altre parti del Paese”.

Malgrado i commenti di Bloomberg, il New York Police Department ha stimato che il corteo che in serata si è diretto verso il ponte di Brooklyn fosse composto da almeno 32.000 persone. Per i ragazzi di Zuccotti Park, si è trattato della più grande manifestazione organizzata dal movimento. Il bilancio finale è stato di 250 arresti e almeno 17 feriti tra manifestanti e agenti.

Il prossimo appuntamento è fissato per domani a mezzogiorno. Il punto di ritrovo sarà – ancora una volta – Zuccotti Park, dove si svolgerà un’assemblea alla quale interverrà anche lo scrittore italiano Roberto Saviano. “Spero di vedervi sabato per dimostrare che questa protesta non può essere zittita”, ha detto Saviano in un video-messaggio.

Lo scrittore parlerà di come la mafia sfrutti la crisi economica per conquistare ancora più soldi e potere. “Invito tutti voi che volete protestare contro i crimini della Gomorra finanziaria – ha continuato - e tutti voi che volete capire i meccanismi che stanno dietro alla crisi dalla Grecia agli Stati Uniti passando per l’Italia. Spero di vedervi sabato per dimostrare che questa protesta non può essere zittita. See you soon”.

Manifestazioni, cortei e occupazioni proseguono intanto in diverse città degli Stati Uniti, da Los Angeles a Portland, da Berkeley a Dallas, da Washington a Philadelphia. Se solo qualche giorno fa il movimento sembrava aver perso parte della sua forza, l’operazione di sgombero ordinata dal sindaco Bloomberg nella notte tra lunedì e martedì ha di certo riacceso i riflettori sulla protesta. La dice lunga uno degli slogan più gettonati degli ultimi giorni: “Bloomberg attento, Zuccotti è ovunque”. Anche Anne Hathaway, 29 anni, una delle attrici più belle e pagate di Hollywood, si è unita giovedì ai membri di Occupy Wall Street.

Per gli indignati, però, il volto della protesta è ormai quello di Brandon Watts. Il ragazzo di vent’anni è stato il primo a piantare la sua tenda a Zuccotti Park due mesi fa. Oggi è comparso sui quotidiani newyorchesi con la faccia coperta di sangue dopo uno scontro con la polizia.

Durante il weekend il movimento cercherà anche di fare il punto sui prossimi passi da compiere. Come riporta il Daily News, le ipotesi sul futuro degli indignati anti Wall Street, dopo il divieto di introdurre a Zuccotti Park tende e sacchi a pelo, sono al momento le più svariate. C’è chi – come il fondatore dei Guardian Angels, Curtis Sliwa – ha suggerito agli attivisti di trasferirsi nel Bronx, a Crotona Park. “Se non trova al più presto un nuovo campo base, il movimento rischia di perdere forza. Ora sono come beduini in viaggio”, ha detto Sliwa.

E’ stata svelata, poi, l’identità dell’artista che durante la marcia di ieri verso il Brooklyn Bridge ha proiettato il simbolo “99%” sulla parete del palazzo di Verizon, una sorpresa che ha lasciato a bocca aperta gli stessi manifestanti. Il logo luminoso era accompagnato dalla scritta: “Look around / You are part / Of a global uprising”. L’artista si chiama Mark Read e ha spiegato di aver concepito il “bat signal” come una “celebrazione del compleanno di Occupy Wall Street”, che ha appena fatto due mesi.

per: America Oggi

photo: REUTERS/Jessica Rinaldi

17

Nov

"Action Day" di OWS, circa 200 arresti a New York

NEW YORK - Sale la tensione nelle vie del distretto finanziario di New York, dove i manifestanti di Occupy Wall Street hanno organizzato un “Action Day” durato quasi tutta la giornata. Circa duecento persone sono state arrestate e non sono mancati gli scontri tra forze dell’ordine e dimostranti. Uno dei manifestanti è stato ferito al volto ma non è ancora chiara la dinamica. Un altro ha cercato di colpire un poliziotto con una bottiglia rotta.

L’obiettivo originario era quello di occupare Wall Street nel vero senso della parola, impedendo lo svolgimento delle contrattazioni. Stamattina a migliaia hanno tentato di sfondare pacificamente le barricate, ma schiere di poliziotti in tenuta anti-sommossa hanno difeso il Toro e le operazioni si sono svolte lo stesso. In serata, invece, i manifestanti si sono diretti verso il Brooklyn Bridge, dopo aver bloccato diverse stazioni della metropolitana e invaso le vie di Lower Manhattan.

Momenti di tensione si sono avuti anche a Los Angeles. Qui la polizia ha sgomberato un presidio di militanti anti Wall street e ha effettuato una ventina di fermi, dopo che alcune decine di persone si erano sedute in cerchio rifiutandosi di sgomberare la zona come intimato dalle forze dell’ordine.

SAVIANO, CON VOI A ZUCCOTTI PARK -  “Salve, sono Roberto Saviano. Sabato 19 novembre alle 12 sarò a Zuccotti Park insieme a molte persone”. E’ lo scrittore ad invitare tutti - in inglese - alla manifestazione di sabato. Lo fa in un video che sarà postato domani sul sito di Occupy Wall Street sotto il titolo della manifestazione “Against the mafia”. “Sono contento di essere stato invitato dagli organizzatori di Occupy Wall Street a parlare di come la crisi economica sia sfruttata dalle mafie per conquistare sempre più soldi e potere”, spiega ancora Saviano. “Invito tutti voi che volete protestare contro i crimini della Gomorra finanziaria - continua - e tutti voi che volete capire i meccanismi che stanno dietro alla crisi dalla Grecia agli Stati Uniti passando per l’Italia. Spero di vedervi sabato per dimostrare che questa protesta non può essere zittita. See you soon”.

BOSTON CONTROCORRENTE, OK AGLI ACCAMPAMENTO - Mentre in tutta l’America gli indignati sono presi di mira dalle autorità, che li obbligano a sgomberare dai loro campi base, Boston va controcorrente. Ieri il giudice Frances McIntyre ha infatti concesso ai manifestanti il diritto - seppure temporaneo - di rimanere con tende e sacchi a pelo nel loro quartier generale di Dewey Square. L’ordinanza fa leva sulla “libertà di parola” che, secondo McIntyre, comprende anche il diritto ad accamparsi, purché non si verifichino circostanze eccezionali come un incendio, un’emergenza medica o lo scoppio di incidenti gravi.

Le autorità cittadine avranno bisogno di un provvedimento del tribunale per sfrattare gli attivisti. La loro piccola città di 150 tende è al sicuro fino al primo dicembre, quando scadrà l’ordine temporaneo che li autorizza a rimanere a Dewey Square e il giudice si esprimerà in via definitiva. Intanto nel Golden State gli studenti della University of California hanno protestato in massa davanti ad una filiale della Bank of America, a San Francisco. Cento di loro sono finiti in manette, ma non si sono registrate violenze.

photo credit: MIKE SEGAR/REUTERS