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09

Dec

OWS: un corso universitario è meglio di una serie TV

A New York gli attivisti sono riusciti a smontare “Mockupation”, un finto accampamento allestito per un episodio di Law & Order. Nel prossimo semestre la NY University dedicherà due corsi alla protesta, che nel mentre si è fatta un ufficio a due passi da Wall Street

di Giulia Belardelli

“Siamo un movimento, non una trama televisiva”: non l’hanno presa bene gli attivisti di Occupy Wall Street che ieri notte si sono ritrovati di fronte ai loro presunti “sosia” per il grande schermo. I registi di Law & Order, infatti, avevano organizzato l’allestimento di un finto accampamento di Zuccotti Park per girare una puntata su un misterioso omicidio o violenza sessuale proprio a OWS. I manifestanti veri, una volta diffusa la notizia su Twitter, si sono precipitati a Foley Square, dove hanno iniziato a protestare contro quella che hanno definito “un’appropriazione indebita”.

Alla fine gli attivisti – circa un centinaio - hanno avuto la meglio: dopo mezzanotte un agente di polizia ha comunicato ai presenti che la città di New York aveva revocato il permesso, e che quindi il set doveva sparire al più presto. Il fatto che Law & Order abbia voluto (provare a) girare un episodio su OWS non sorprende, visto che la serie è famosa per i suoi frequenti rimandi alle prime pagine dei giornali. E gli va riconosciuto anche che il finto accampamento era decisamente realistico, con tanto di library e cucina.

Anche la scelta di Foley Square, l’area di downtown Manhattan con la più alta concentrazione di palazzi di giustizia federali e statali, aveva un suo perché: è qui, infatti, che i veri dimostranti si accamparono per un po’ dopo l’evacuazione notturna di Zuccotti Park, a novembre.

La “Mockupation”, come è stata soprannominata, ha però avuto vita breve. Gli attivisti, infatti, hanno circondato l’accampamento per manifestare – per lo più con ironia – la loro indignazione. “Siamo venuti qui perché è impossibile accettare uno sfruttamento del genere”, ha detto ad esempio Tammy Schapiro, 29 anni, di Brooklyn. “È assurdo”, gli ha fatto eco un altro attivista. “Solo due settimane fa ci hanno sbattuto fuori da Zuccotti Park, e ora autorizzano questo set che ci fa il verso. È fuori dal mondo!”.

Con tutt’altro spirito, invece, il movimento ha accolto la notizia che, nel prossimo semestre, sarà al centro di due nuovi corsi offerti dalla New York University. Secondo il Wall Street Journal, uno dei due corsi sarà riservato agli undergraduate e verrà organizzato dal Dipartimento di Analisi Sociale e Culturale dell’Università. Il suo titolo sarà: “Why Occupy Wall Street? The History and Politics of Debt and Finance”. “Le dimostrazioni di OWS stanno riscuotendo attenzione da un capo all’altro degli Stati Uniti, collegando il malcontento popolare all’ineguaglianza economica, all’avidità finanziaria e al malaffare in tutto il pianeta”, recita un volantino a nome della professoressa che dovrebbe tenere le lezioni, Lisa Duggan. “Il corso è disegnato per fornire un contesto a questa catena di eventi”. Un altro professore, invece, terrà una serie di seminari per laureati sempre sul tema della protesta.

La convinzione, insomma, è che “il meglio” debba ancora venire, anche se il freddo e le recenti disposizioni del sindaco Bloomberg hanno portato a una diminuzione delle persone fisicamente presenti in piazza. A suggerirlo, tra le altre cose, è un articolo apparso oggi sul Time, in cui il giornalista Beau Friedlander racconta di come il movimento abbia “occupato” un ufficio a soli due blocchi di distanza dal tempio della finanza. In realtà gli attivisti pagano regolarmente l’affitto – 5.400 dollari al mese – grazie a dei donatori anonimi. Lo spazio di lavoro è grande circa 300 metri quadrati e si trova al 12esimo piano del civico 50 di Broadway.

Nell’ufficio si svolgono assemblee e si discute sul futuro del movimento. Ovviamente lo spazio è limitato: la capienza massima – scrive Friedlander - è di 48 persone. Gli ammessi vengono chiamati in gergo “spokes” (“movementspeak for point people”) e sono scelti dai venti gruppi di lavoro che gravitano attorno all’ufficio. I gruppi di lavoro, a loro volta, vengono approvati ai meeting della General Assembly, l’assemblea generale che – secondo le nuove disposizioni – non si incontra più tutti i giorni, ma solo il martedì, il giovedì, il sabato e la domenica alle 7pm.

“Il famoso movimento non strutturato sembra mostrare segni di struttura e organizzazione”, scrive ancora Friedlander, che ha assistito a uno degli incontri. L’idea di alcuni attivisti è creare dei “livelli di organizzazione” così che il movimento possa replicarsi in altri luoghi e proseguire la sua diaspora. Per altri, invece, lo spazio di lavoro suona come una “campana a morto” per la protesta e un tradimento dei principi che la hanno ispirata.

Opinioni a parte, il movimento si sta preparando per D12, la prossima giornata di azione collettiva prevista, appunto, per lunedì 12 dicembre. Resistono intanto molti degli accampamenti che negli ultimi due mesi hanno moltiplicato il messaggio di Zuccotti Park. A Boston la polizia ha (momentaneamente) rinunciato all’evacuazione dell’accampamento, mentre a Washington DC mercoledì scorso centinaia di persone hanno invaso K Street, il centro simbolico del lobbismo. Per diverse ore i manifestanti hanno protestato contro “le borse di soldi che corrompono il nostro governo”, come l’ha messa in parole il 75enne Jim Sessions, un ministro metodista del Tennessee finito in manette assieme ad altre settanta persone.

……………..

Qui un video dei veri manifestanti nel set di Law and Order: