Giulia Belardelli

Mar 17

Un po’ della mia avventura papale

su L’Huffington Post

Mar 11

Fedeli al duro accordo
non ci cerchiamo più

Così i bambini giocano
a non ridere per primi
guardandosi negli occhi
e alcuni sono così bravi
che diventano tristi
per la vita intera

- Michele Mari

Feb 24

Italy Elections 2013: A Tycoon, a Professor, a Politician, and a Comedian

Six coalitions and a myriad of political formations. Career politicians and new faces. An electoral law that has been described by the man who created it as “pigswill.” And an incredibly beautiful country that is increasingly difficult to live in, where one young person out of three can’t find a job.

Welcome to Italy on the eve of national elections scheduled for Feb. 24 and Feb. 25. The center-left party led by Pier Luigi Bersani is the favorite, but the return of Silvio Berlusconi and the rise of comedian Beppe Grillo’s populist Five Star Movement have made the situation unpredictable. For those just tuning in, here’s a quick guide to Italy’s elections: how we got here, who the main protagonists are and what the polls are telling us.

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Jan 07

Così

Così

If…

IF you can keep your head when all about you 
Are losing theirs and blaming it on you,
If you can trust yourself when all men doubt you,
But make allowance for their doubting too;
If you can wait and not be tired by waiting,
Or being lied about, don’t deal in lies,
Or being hated, don’t give way to hating,
And yet don’t look too good, nor talk too wise:

If you can dream - and not make dreams your master;
If you can think - and not make thoughts your aim;
If you can meet with Triumph and Disaster
And treat those two impostors just the same;
If you can bear to hear the truth you’ve spoken
Twisted by knaves to make a trap for fools,
Or watch the things you gave your life to, broken,
And stoop and build ‘em up with worn-out tools:

If you can make one heap of all your winnings 
And risk it on one turn of pitch-and-toss,
And lose, and start again at your beginnings
And never breathe a word about your loss;
If you can force your heart and nerve and sinew
To serve your turn long after they are gone,
And so hold on when there is nothing in you
Except the Will which says to them: ‘Hold on!’

If you can talk with crowds and keep your virtue,
’ Or walk with Kings - nor lose the common touch,
if neither foes nor loving friends can hurt you,
If all men count with you, but none too much;
If you can fill the unforgiving minute
With sixty seconds’ worth of distance run,
Yours is the Earth and everything that’s in it,
And - which is more - you’ll be a Man, my son!

 Rudyard Kipling

Nov 08

HuffPost’s huge newsroom

HuffPost’s huge newsroom

Oct 28

Promemoria: come si vota negli Usa


Sandy permettendo, me ne volerò negli Usa per seguire le elezioni americane 2012 per L’Huffington Post (proprio io, sì). Ecco un breve promemoria sul voto americano - e su perché è così facile incartarsi nei sondaggi.

Come funziona il Collegio elettorale. Il presidente e il vicepresidente degli Stati Uniti vengono eletti tramite un voto indiretto, in cui i cittadini votano per una lista di membri del Collegio elettorale americano (US Electoral College). Sono poi i membri del Collegio elettorale (anche detti “grandi elettori”) a eleggere direttamente il presidente e il suo vice.
Il voto presidenziale, dunque, è un “voto per gli elettori di un candidato”: l’elettore, cioè, non sta votando direttamente per il candidato (Romney piuttosto che Obama), ma sta appoggiando una lista di elettori che si impegnano a votare per uno specifico candidato presidenziale e per il suo vice.

La Costituzione americana permette a ogni stato di decidere il modo in cui vengono scelti gli elettori. Il voto popolare dell’Election Day, quindi, è gestito dai singoli stati e non dal governo federale. Una volta scelti, gli elettori possono votare per chiunque, anche se di solito (a meno di casi di “infedeltà”) voltano per il loro candidato designato (in 24 stati sono addirittura in vigore delle leggi per punire gli “elettori infedeli”). I loro voti vengono certificati a inizio gennaio dal Congresso. Il Congresso, dunque, è il giudice finale degli elettori.
In quasi tutti gli stati è in vigore un sistema per cui chi vince prende tutto, ossia la lista che ottiene la maggior parte dei voti guadagna tutti i grandi elettori assegnati a quello stato. Il Maine e il Nebraska non usano questo sistema: assegnano due voti elettorali al vincitore nello stato e un voto elettorale al vincitore di ogni singolo distretto elettorale presente nello stato.

Il numero dei “grandi elettori”. Il processo, come si è detto, è regolato da una combinazione di regole federali e statali. A ognuno dei 50 stati è assegnato un numero di elettori del Collegio elettorale pari al numero dei suoi senatori e deputati nel Congresso. Al District of Columbia è assegnato lo stesso numero di grandi elettori dello stato più piccolo.

In tutto ci sono 538 grandi elettori (vale a dire che il Collegio elettorale è composto da 538 persone). Per essere eletto, un candidato deve ottenere il sostegno di almeno 270 grandi elettori.

Gli stati in bilico. Per la maggior parte degli stati si conosce già il colore, essendo nettamente democratici o nettamente repubblicani. Per questo gli occhi sono puntati sugli stati in bilico, quelli per i quali è più difficile fare previsioni. Si tratta di Florida (29 grandi elettori), Pennsylvania (20), Ohio (18), North Carolina (15), Virginia (13), Colorado (9), Nevada (6), Iowa (6) e New Hampshire (4). Ovvero 120 grandi elettori in ballo.

Tra questi, alcuni sono meno in bilico di altri. Gli analisti dell’HuffPost, ad esempio, danno la North Carolina a Romney e Nevada, Iowa, Wisconsin e Ohio a Obama.
Gli stati davvero indecisi, quindi, sarebbero 4: Florida (29), Virginia (13), Colorado (9) e New Hampshire (4).

Il fronte democratico: 227 grandi elettori. Gli Stati considerati saldamente in mano ai democratici sono New York, California, Oregon, Washington, New Mexico, Illinois, Maine, Vermont, Massachusetts, Rhode Island, Connecticut, New Jersey, Delaware, Maryland, District of Columbia, Minnesota, Hawaii, Michigan, Wisconsin. Questi Stati valgono al momento 227 grandi elettori.

Il fronte repubblicano: 191 grandi elettori. Il Great Old Party può contare invece su una solida maggioranza in Texas, Alaska, Montana, Idaho, Utah, Arizona, Wyoming, North Dakota, South Dakota, Nebraska, Kansas, Oklahoma, Arkansas, Louisiana, Alabama, Georgia, South Carolina, West Virginia, Kentucky, Tennessee, Mississippi, Indiana e Missouri. Questi Stati, numerosi ma in gran parte poco popolosi, valgono 191 grandi elettori.

I numeri dicono: Obama. In questa situazione, Obama rimane a un passo dall’elezione: dei 120 grandi elettori in ballo, gliene bastano infatti 43 per rimanere alla Casa Bianca. Ecco i sunto degli ultimi sondaggio dell’HuffPost sui 9 stati in bilico:

Con questi dati, Obama sarebbe rieletto alla Casa Bianca con circa 300 grandi elettori, anche se può ancora succedere di tutto.

I sondaggi sul voto popolare su base nazionale. Oltre ai sondaggi statali, ogni giorno escono diversi sondaggi a livello nazionale. E’ qui che i numeri dipingono un testa a testa molto stretto tra i due candidati. L’HuffPost fa una media dei sondaggi nazionali e statali, da cui Romney risulta in vantaggio del 47, 4% contro il 47% di Obama (vantaggio però non significativo perché il margine di errore è di 1,2 punti percentuali).

In base a quanto spiegato sopra, è possibile che un candidato si aggiudichi il voto elettorale (diventando quindi presidente) senza ottenere la maggioranza nel voto popolare. Uno scenario che è diventato realtà – finora – soltanto in quattro occasioni: nel 1824 (quando John Quincy Adams battè Andrew Jackson), nel nel 1876 (quando il repubblicano Rutherford B. Hayes si aggiudicò la presidenza contro Samuel J. Tilden), nel 1888 (quando il repubblicano Benjamin Harrison vinse su Grover Cleveland) e – in tempi più recenti – nel 2000 (quando George W. Bush si aggiudicò il voto elettorale, ma il democratico Al Gore prevalse in termini di voto popolare – in Florida fu addirittura necessario ricontare i voti).

Sep 29

Lisa Marie La Delfa, figlia di due mamme, scrive ad Avvenire: “I bambini degli omosessuali non sono affatto strani”

“I bambini degli omosessuali non sono affatto strani: sanno scrivere, disegnare, imparare, giocare, eccetera…”. A scrivere queste parole, indirizzate a Giuseppe Di Mauro, presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale, è una bambina di 9 anni e mezzo, Lisa Marie, figlia di Giuseppina La Delfa, presidente diFamiglie Arcobaleno, l’Associazione delle Famiglie Omosessuali. Un messaggio forte e chiaro, che colpisce per l’espressività e il senso del rispetto per l’altrui opinione, soprattutto se si considera che la bimba l’ha scritto da sola, di sua iniziativa, per difendere la bellezza della propria famiglia.

Alle orecchie della piccola Lisa Marie sono arrivate le parole, rilanciate oggi con una pagina da Avvenire, di Di Mauro, che è tornato a ripetere la sua posizione sulle adozioni gay:

“Siamo preoccupati perché i media parlano dell’argomento con troppa leggerezza”, ha detto Di Mauro. “Invece l’argomento è molto delicato e andrebbe valutato con maggiore rigore scientifico, soprattutto per le ripercussioni che comporta sulla crescita e lo sviluppo del bambino”. L’articolo prosegue screditando uno studiodell’American Psychological Association (i cui risultati erano favorevoli alla causa delle adozioni omosessuali) e proponendo come unico studio “valido” una ricerca dell’Università del Texas che dipinge i figli di coppie gay come molto più “a rischio”.

Questo il messaggio di Lisa Marie per intero:

Gentile signor Di Mauro, lei non sa come vivono le famiglie omosessuali ed è per questo che si vanta, e non deve dire cose che non sa. I bambini degli omosessuali non sono affatto strani e lei non si deve permettere di insultarli: sanno scrivere, disegnare, imparare, giocare, ecc… Senta non le dico di cambiare la sua opinione ma almeno di non comunicarla a tutti per far loro cambiare idea su di noi, e la prego di rispettare i nostri diritti. La figlia della presidente delle Famiglie Arcobaleno. LISA

Oggi su Facebook Giuseppina La Delfa ha risposto alle affermazioni di Di Mauro anche con un’immagine: la foto della sua famiglia, composta, oltre che da lei e da Lisa Marie, dalla compagna Raphaelle Hoedts e dal piccolo Giuseppe (foto che pubblichiamo per gentile concessione della famiglia).

La Delfa ha raccontato all’Huffington Post come è nata questa lettera. Dopo la scuola, la bambina si era messa a disegnare: un paesaggio idilliaco, una casetta deliziosa circondata da due alberi forti e diversi. Tutto intorno montagne, prati, fiori e funghetti. In lontananza la scuola e il campanile di una chiesa. Sopra le rondini, libere in volo.

“Ho guardato il disegno e l’ho trovato bellissimo e molto equilibrato”, ha raccontato la mamma. “Così ho detto: questo lo mando a Di Mauro. Lisa mi ha chiesto chi era. Quando gliel’ho spiegato, si è arrabbiata e ha detto: adesso gli scrivo. Poi è arrivata con questo messaggio… Sono rimasta stupita io stessa dalla sua capacità espressiva. Non ho toccato nulla della sua email, ho solo aggiunto una virgola che mancava!”.

da: L’Huffington Post

Spagna: Almodóvar avvia la rivolta degli intellettuali contro il governo Rajoy

Pedro Almodóvar è il primo degli indignati. Ce l’ha con il governo presieduto da Mariano Rajoy e con la polizia, che ha circondato e in alcuni casi picchiato imanifestanti scesi in piazza a Madrid il 25 settembre. In un post pubblicato sull’Huffington Post spagnolo, il celebre regista esprime tutto il suo segno per le immagini che, grazie alle nuove tecnologie, hanno comunque fatto il giro del mondo, nel silenzio della televisione statale. Almodóvar ne sceglie una in cui si vede un uomo - pallido, in camicia bianca - con un buco sulla fronte da cui sgorga del sangue. “Sangue rosso, documentato, raccontato per tutti quelli che erano assenti”, scrive il regista. Che se la prende con Rajoy, che da New York aveva commentato la giornata del 25 ringraziando “la maggioranza silenziosa degli spagnoli” che non aveva manifestato.

“Signor Rajoy, io faccio parte di quella maggioranza silenziosa che non ha manifestato il 25 settembre e le chiedo di non tergiversare né tantomeno appropriarsi del mio silenzio”, afferma Almodóvar sull’Huffington Post . “I portavoce del governo, lo stesso presidente, possono raccontare ciò che è successo a Plaza de Neptuno come preferiscono, lo fanno tutti i giorni, ma per fortuna oggi risulta impossibile essere l’unico narratore, per quante botte la polizia sia disposta a dare a tutti quelli che portano una telecamera o una macchina fotografica al collo”.

Leggi il post originale di Almodóvar in spagnolo o la traduzione in italiano dei suoi punti più significativi.

da: L’Huffington Post

Sep 10

Meno testosterone con la nanna. Così il papà si adatta al bebè

Secondo uno studio americano, dormire vicino al proprio bambino abbassa il livello di testosterone. Una dimostrazione di come la fisiologia maschile cambi in risposta alla paternità

di Giulia Belardelli

 

C’è un filo invisibile, un linguaggio silenzioso fatto di ormoni e neurotrasmettitori che lega un papà e un bambino che si appisolano insieme. Al di là della tenerezza dell’immagine, in una dimensione che i nostri sensi non possono cogliere, l’uomo e il suo piccolo interagiscono a un livello così profondo da influenzare la fisiologia stessa dell’essere umano. Tra i vari modi in cui un bebè rivoluziona la vita dei suoi genitori, infatti, c’è anche la sua capacità di agire sui messaggeri chimici del corpo (vale a dire gli ormoni), sconvolgendone quantità e proporzioni. Se il fenomeno è più scontato per la madre, meno lo è per il padre, che tuttavia subisce una mutazione altrettanto importante, la cui cartina di tornasole è un calo netto e inequivocabile dell’ormone maschile per eccellenza, il famigerato testosterone. A favorire questo cambiamento, sostiene una ricerca pubblicata sulla rivista PLOS ONE, è il tempo passato a stretto contatto con il bambino: i giochi, la pappa, le coccole, ma anche – e forse soprattutto – i pisolini. Di qui l’idea di studiare i possibili effetti sulla fisiologia e sul comportamento maschile del dormire a pochi centimetri o a pochi passi dal re o dalla regina della casa: il bebè.

Ènoto, poiché dimostrato in moltissime pubblicazioni, che in media i padri abbiano livelli di testosterone più bassi rispetto ai non-padri e che queste differenze siano più marcate in contesti culturali in cui i papà partecipano più attivamente alla cura dei bambini. Secondo i ricercatori, in particolare, il passaggio dall’essere single e senza figli al divenire padri di famiglia produrrebbe un “declino longitudinale” del testosterone, tanto più profondo quanto più attiva è la paternità. Parallelamente, è stato osservato come questo abbassamento sia più vistoso quando i figli sono piccoli, per poi attenuarsi durante la loro crescita. Il cambiamento maggiore si registra con l’arrivo del primo figlio: in questo caso il declino dell’ormone si protrae per diversi anni.

Per la prima volta un gruppo di ricercatori dell’University of Notre Dame (Indiana) e della Northwestern University (Illinois) ha deciso di esplorare gli effetti del “co-sleeping”, la pratica del dormire vicino al proprio bambino per tutta la notte o anche solo per un breve riposino. I risultati hanno sorpreso i ricercatori: a quanto pare, infatti, il dormire nello stesso letto o comunque nella stessa stanza del bambino mette in scena uno scambio e una comunicazione sensoriale che influenzano la fisiologia stessa dei papà.

Il team, guidato dall’antropologo di Notre Dame Lee Gettler, ha studiato le abitudini notturne e i livelli di testosterone di 362 padri di età compresa tra i 25 e i 26 anni residenti nella provincia di Cebu, nelle Filippine, dove la pratica del “co-sleeping” è molto diffusa tra le famiglie. I partecipanti sono stati divisi in tre gruppi: i dormitori solitari, coloro che dormivano nella stessa stanza dei bambini e chi condivideva anche il materasso (circa il 90%). Il testosterone veniva misurato da campioni di saliva prelevati al risveglio e appena prima di andare a dormire. Mentre i livelli registrati al mattino non erano molto diversi nei tre gruppi, alla sera i papà che avevano dormito a fianco dei loro figli presentavano un livello di testosterone significativamente più basso.

Secondo Gettler, siamo di fronte a un’altra prova della capacità paterna di adattarsi ai bambini, anche sul piano fisiologico. “In passato avevamo già dimostrato che quando gli uomini diventano papà il loro testosterone diminuisce, talvolta in maniera drastica, e che i padri molto impegnati nella cura diretta – dare pappine, cambiare pannolini, cantare una ninnananna – hanno il testosterone più basso. I nuovi risultati aggiungono dei pezzi al puzzle: ci dicono che la vicinanza notturna al bambino influenza la biologia dell’uomo in un modo che sembra essere indipendente dalle attività svolte durante il giorno”.

“Gli umani – prosegue lo studioso – appartengono a una delle poche specie mammifere in cui i padri sono fortemente coinvolti nell’allevamento della prole, spesso assistendo la madre nelle cure dirette ai piccoli”. Come avviene per altri mammiferi, anche i maschi umani devono cambiare le loro priorità comportamentali ed energetiche una volta divenuti padri, così da soddisfare i requisiti richiesti dall’investimento paterno. In particolare, dal momento in cui il tempo e l’energia sono risorse limitate, i maschi di queste specie devono barattare in cambio della loro paternità comportamenti conflittuali associati all’accoppiamento (competere con gli altri maschi in cerca di avventure, attrarre femmine a caso).

Come è emerso da diverse ricerche, il cambiamento di strategia che segna il passaggio dall’accoppiamento alla paternità è mediato soprattutto dal testosterone, un ormone famoso per il suo contributo al sex appeal maschile (il livello di testosterone, ad esempio, si riflette sulla prestanza dei muscoli scheletrici e, nel caso degli animali, sulla sontuosità degli ornamenti biologici, quei tratti che sembrano servire più per bellezza che per qualcosa di pratico). Secondo gli scienziati, è proprio per questa sua capacità di aumentare le chance riproduttive primeggiando su altri maschi che un livello di testosterone molto alto può entrare in conflitto con una paternità responsabile.

Nel caso degli uomini, fortunatamente, il discorso è un po’ più complesso, ma anche qui la scienza ha evidenziato le varie sfumature del testosterone. “In ordine sparso – spiegano i ricercatori – elevati livelli di T sono associati a una maggiore massa corporea, a comportamenti più aggressivi, alla tendenza a primeggiare, all’essere estroversi e sempre in cerca di nuove sensazioni”. Gli uomini con molto testosterone, inoltre, sarebbero più inclini a comportamenti pericolosi per la salute, come l’abuso di droghe e alcol, e avrebbero nel corso della vita un numero di partner sessuali statisticamente maggiore rispetto agli altri. Tutto ciò si rifletterebbe sul modo in cui questi maschi si relazionano alla prole. Uno studio sperimentale, ad esempio, ha mostrato che gli uomini con molto testosterone sono di solito meno solerti nel rispondere alle crisi di pianto dei bebè, mostrando dunque una minore sensibilità rispetto ai bisogni dei piccoli.

Da un punto di vista evoluzionistico, rimangono da capire i vantaggi di questa “ritirata del testosterone”. In altre specie è stato osservato che alti livelli dell’ormone interferiscono con l’impegno paterno, riflettendosi in una minore crescita della prole e in possibilità di sopravvivenza più scarse. Nelle nostre società di certo i benefici non sono così cruciali, ma è chiaro come le attenzioni di un padre presente e affettuoso siano importanti per lo sviluppo del bambino. Secondo Gettler, è come se i padri avessero sviluppato percorsi fisiologici automatici per dare ai piccoli il meglio di sé, la parte più dolce e nascosta, quella che emerge quando un papà si appisola accanto al suo piccolino.

da: Repubblica.it